Allarme per il commercio in Lombardia. Il 30% dei negozi non riaprirà più

Dal Centro studi Confimprese, che ha effettuato un sondaggio sulla base associativa chiuso al 31 marzo, in merito alla riapertura dei negozi nel dopo emergenza e alla salvaguardia dei livelli occupazionali, suona l’allarme per lo stato del commercio nella regione che ha il più alto numero di esercizi commerciali del Paese. Persi gli interi fatturati di un mese. I retailer bloccano il pagamento dei canoni d’affitto in tutta Italia

 

Milano, 2 aprile 2020 – Situazione drammatica sul fronte del commercio in Lombardia. Il Centro studi Confimprese ha elaborato un sondaggio sulla base associativa, rappresentativa di 350 brand commerciali, 40mila punti vendita e 700mila addetti, in merito alla riapertura delle attività commerciali e alla relativa salvaguardia dei posti di lavoro in Lombardia, dove ha sede il maggior numero di punti vendita e dove le aziende associate aprono una media di 90 negozi l’anno, di cui due terzi nel food e ristorazione.

«La base associativa nella sua totalità – riflette Mario Resca, presidente Confimprese – dichiara di avere perso il 90% dei fatturati, pari a un mese di chiusura forzata. Il 30% pensa che, a causa dell’emergenza Coronavirus, non riaprirà più i negozi alla ripresa delle attività per mancanza di liquidità, il 13% conta di riaprire, mentre il 57% non lo sa ancora. Una risposta, quest’ultima, che sottolinea lo stato di incertezza della maggior parte degli operatori e che lascia una zona d’ombra che, solo con il riavvio delle attività commerciali, potrà essere sciolta».

Dati base associativa Confimprese – Ipotesi chiusura punti vendita

Nel frattempo i retailer Confimprese hanno deciso il blocco dei pagamenti dei canoni di affitto ai 235 centri commerciali della Lombardia e nei centri storici/periferici di tutte le città lombarde. In pratica, sarà richiesto un provvedimento legislativo che sospenda gli affitti per il periodo di chiusura imposto e obbligatorio degli esercizi commerciali, come già avvenuto in Francia. Alla riapertura sarà necessario rinegoziare un periodo di canoni calmierati, possibilmente solo sulla percentuale del fatturato fino a quando il mercato non si riprende. Potrebbe essere anche proposto un orario simile a quello degli outlet village, dalle 10 alle 20, per ridurre l’impatto del costo del personale. In questo momento difficilissimo la sospensione dei canoni sembra l’unica via praticabile, affinchè i negozi possano riaprire e non restare, piuttosto, chiusi per sempre.

Specifichiamo che nei centri commerciali si usa la formula dell’affitto del ramo d’azienda che non ha i benefici del credito d’imposta al 60%. Questa misura, contenuta nell’art. 65 del Cura Italia, è una discriminante tra i retailer che operano con contratto di ramo d’azienda, che applicano generalmente i proprietari dei centri commerciali, e coloro che operano nelle città con un contratto che permette di accedere al credito d’imposta. Confimprese ritiene che la norma vada emendata tenendo conto che il commercio, che è già in ginocchio, non abbia bisogno di fare distinzioni tra chi opera in un centro commerciale e chi nei centri cittadini.