Resca, Confimprese: «Aperture negozi: il 20% manca all’appello»

 L’Osservatorio Confimprese rileva un andamento fluttuante nella riapertura degli esercizi commerciali che si consoliderà in tempi più lunghi. Ristorazione la più penalizzata con il 46% di locali ancora chiusi e fatturati solo in parte bilanciati dal delivery. Per il 70% degli esercizi commerciali aperti prevalgono orari ridotti e oltre la metà della merce (52%) è in promozione

Milano, 28 maggio 2020 – Andamento a rilento nel retail. A una settimana dalla riapertura, il 20% delle catene non ha ancora rialzato le saracinesche. Il fronte di chi non ha ancora riaperto questa settimana si spacca: il 56% conta di farlo la prossima (25-31 maggio) vs il 43,7% che continuerà a tenere le serrande abbassate. Il franchising conferma la validità della sua formula distributiva: dell’80% dei negozi aperti il 55% è in franchising vs il 47% di negozi a gestione diretta.

La lettura dei dati raccolti dall’Osservatorio Confimprese sulla stessa settimana del 2019 (18-24 maggio) evidenzia una netta frammentazione nei diversi settori merceologici. La ristorazione è la più penalizzata con il 46% di punti vendita ancora chiusi, il fashion con il 25 per cento. Diverso l’andamento del comparto kids, il primo a riaprire il 4 maggio insieme alle librerie: il 95% di entrambi i settori è aperto da 3 settimane e sta realizzando buone performance. Bene anche i casalinghi e i servizi alla persona. La quasi totalità di chi ha aperto lo ha fatto nei centri città (92%), l’80% nei centri commerciali, il 51% negli outlet e retail park. Crolla il travel fermo al 17 per cento. Le spese di sanificazione hanno inciso mediamente di 15 mila euro per punto vendita.

Quanto alle aree geografiche quasi la metà dei negozi aperti è al Centro-nord (61%), fermo al 9% il Sud Italia.

Il fatturato medio è calato del 40%, l’online è mediamente triplicato ma non abbastanza per colmare il gap tra offline/online e la sommatoria di entrambi porta la media totale al -25 per cento. La ristorazione ha cercato di bilanciare gli effetti del lockdown con il delivery: oltre il 54% ha riconvertito l’attività sulle consegne a domicilio, il 66% ha puntato sul take away e quasi il 9% sul drive through. Ma c’è anche una parte consistente (31%) che non ha svolto alcuna attività.

«L’andamento è fluttuante e ci aspettiamo di consolidarlo in tempi più lunghi, ma non è paragonabile a quello dell’anno scorso in cui i consumi erano già in flessione – riflette Mario Resca, presidente Confimprese –. Né gli imprenditori né i consumatori sanno cosa li aspetta. Navighiamo a vista, quello che va bene oggi non è più tale domani. Questi sono gli effetti di medio periodo, sul lungo termine tutto può succedere, perché la gente ha voglia di consumare e di esorcizzare il lockdown, quel poco che ha lo spende. I negozi aprono e stanno accelerando sulla domanda dei consumi che è rimasta depressa per più di due mesi».

Per il 70% degli esercizi commerciali aperti prevalgono orari ridotti e oltre la metà della merce (52%) è in promozione, considerando che i saldi sono stati posticipati di un mese e partiranno soltanto dal 1° agosto.

Anche la forza lavoro all’interno dei punti vendita è su scala ridotta: il 66% dei negozi dichiara di impiegare dal 50 al 90% dei propri dipendenti e solo il 14% è a pieno regime.