Confimprese: Il 43% dei retailer abbigliamento-accessori registra cali superiori al -20%

CENTRO STUDI RETAIL CONFIMPRESE

L’indagine semestrale sull’andamento dei saldi stagionali analizzato dal Centro studi retail Confimprese evidenzia un quadro negativo. Nel primo week end dei saldi estivi, il 43% dei retailer di abbigliamento-accessori dichiara una decrescita del -20% sullo stesso periodo 2021, nonostante la ripresa delle vendite registrata nel mese di maggio (+12,6%) vs maggio 2019, che aveva fatto ben sperare in un aumento delle vendite con l’avvio dei saldi. L’inflazione è la causa principale della mancata affluenza nei negozi. Migliori i risultati nel settore altro retail con aumenti tra +10 e +20% per la metà dei retailer. A sorpresa, sembra che l’imminente Amazon prime day non abbia avuto alcun effetto negativo sull’avvio dei saldi

Milano, 8 luglio 2022 – Parte male il primo week end dei saldi estivi (2-3 luglio) nel settore abbigliamento-accessori e non compensa le aspettative dei retailer in un parziale recupero delle perdite (-19%) subite nei primi 5 mesi del 2022 vs lo stesso periodo 2019. Lo spettro inflattivo grava sulle tasche degli italiani, l’86% delle aziende dichiara un andamento allineato o peggiore rispetto al primo week end di saldi dell’anno scorso. Nel 50% di questi la flessione è stata superiore al -20%.

Sono i dati che emergono dall’indagine semestrale sull’andamento dei saldi stagionali condotta dal Centro studi retail Confimprese su un campione di aziende composto per il 70% da insegne dei settori abbigliamento-accessori e per il 30% da altro retail.

Per le imprese che hanno avuto un trend negativo rispetto all’avvio dei saldi 2021, la principale motivazione della decrescita è economica e relativa all’andamento dei prezzi (50%) e alla conseguente riduzione del potere di acquisto (75%). Minore è, invece, l’impatto derivante dalla situazione geopolitica (13%) e dalla preferenza dei consumatori a dedicare il proprio tempo libero ad altre attività (13%). Sorprendentemente l’imminente Amazon prime day parrebbe non avere avuto particolari effetti negativi sull’avvio dei saldi.

In controtendenza sono le vendite per il settore altro retail (casa, food retail, salute e benessere) che registrano un andamento tendenzialmente migliore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (nel 67% dei casi). Nel 25% di questi, la crescita è stata tra 0 e +10%, mentre nel 75% dei casi tra +10 e +20%, ma in nessun caso superiore al 20%.

«I dati emersi non sorprendono – afferma Mario Maiocchi, direttore Centro studi retail Confimprese –, in quanto il caro prezzi morde i consumi e crea un clima di incertezza che suggerisce la massima cautela. La partenza difficile di abbigliamento-accessori con un negativo a doppia cifra il primo week end, che in genere è quello di maggiore traffico nei negozi in periodo di saldi, avrà un impatto importante sui bilanci aziendali e implica probabili giacenze di invenduto a fine stagione. Il migliore andamento di altro retail riflette, invece, lo stato dell’arte del settore che, anche nei momenti critici della pandemia, ha sempre tenuto la barra più dritta rispetto al resto del mondo dei consumi».

Motivazioni dovute alla decrescita rispetto al primo week end dei saldi 2021

 Per le imprese che hanno avuto un trend negativo rispetto all’avvio dei saldi 2021, la principale motivazione della decrescita è economica e relativa all’andamento dei prezzi (50%) e alla conseguente riduzione del potere di acquisto (75%). Minore è invece l’impatto derivante da situazione geopolitica (13%) e preferenza dei consumatori a dedicare il proprio tempo libero ad altre attività (13%).

Scontrino medio: allineato al 2021

Le vendite per il settore abbigliamento-accessori per il 50% dei rispondenti hanno avuto uno scontrino medio allineato rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, per il 25% è stato inferiore, per un altro 25% superiore. Per il settore altro retail le vendite hanno avuto, invece, uno scontrino medio mediamente migliore rispetto al primo week end di saldi dell’anno scorso (67% dei rispondenti). All’interno del settore, tuttavia, l’incremento è stato contenuto al massimo in un +10% vs anno precedente.