Resca, Confimprese, a Mapic Italy: «Il retail frena lo sviluppo nei centri commerciali»

L’Osservatorio Confimprese segnala un brusco rallentamento delle aperture nei centri commerciali. Valutazioni più selettive soprattutto per i punti vendita sopra i 250 mq. Nei centri città le keymoney elevate sono un aggravio per la rigenerazione dell’offerta commerciale

(Milano, 8 maggio 2019) – Se anche gli obiettivi di budget 2019 sono per ora confermati, i retailer valutano in maniera diversa e più selettiva i dossier che possono cadere sotto il perimetro delle chiusure sopra i 250 mq nei centri storici delle città e nei centri commerciali. L’atteggiamento è senza dubbio più cauto, perlomeno fino a quando il ddl sulle chiusure festive dei negozi, che obbligherebbe alla chiusura i punti vendita sopra i 400 mq nei centri storici e di tutti quelli nei centri commerciali, prenderà o meno forma istituzionale. A complicare il quadro si aggiungono i dati Confimprese Lab-Nielsen, che segnalano una flessione delle vendite nei centri commerciali pari al -5,15% nel primo trimestre 2019. Questi i dati presentati questa mattina all’inaugurazione di Mapic Italy.

«Alla luce dell’attuale incertezza normativa – commenta Mario Resca, presidente Confimprese –, che non scioglie la riserva sul ddl sulle chiusure festive dei negozi, il nostro osservatorio registra un incremento del 20% nelle chiusure di punti vendita per il 2019. Il calo è dovuto alla stagnazione del Paese, che sposta l’ago della bilancia sull’online e sulle aperture all’estero, cresciute quest’anno del 30% a quota 270 sia in Europa sia in America e Asia. I nostri dati segnalano una battuta d’arresto nelle aperture nei centri commerciali per i punti vendita con metrature dai 400 ai 1500 mq e oltre sia nel food sia nel fashion. Quanto al settore arredo casa, ha già rivisto al ribasso i piani di sviluppo in particolare per i centri commerciali e al momento prevede aperture solo nei centri storici, mentre il comparto librerie, dove il 99% delle aperture sono conversioni da librerie indipendenti che solitamente sono nei centri abitati, mostra cautela nelle valutazioni di eventuali aperture di nuovi store di proprietà».

Se questo è lo stato dell’arte del retail nell’attuale fase di stallo economico, il numero dei punti vendita nei centri commerciali e nei centri storici, segnala una sostanziale parità: i punti vendita con metrature sotto i 250 mq sono per il 40% nei centri commerciali, per il 40% in centro storico e per il 20% in periferia. Di contro, gli esercizi commerciali con metratura dai 400 ai 1500 mq e oltre come ristoranti, fast food e negozi di abbigliamento sono localizzati principalmente nei centri commerciali e retail park. Considerando che l’incidenza sul fatturato di domenica è del 20% nei centri commerciali, del 10-12% nei centri storici e del 25-30% negli outlet, la situazione è preoccupante, perché se la misura sulle chiusure dei festivi dovesse essere approvata il retail registrerebbe una flessione di fatturato a regime dal -2,9% a -5,5% con una perdita occupazionale di 150mila posti di lavoro secondo una ricerca Bain per Confimprese condotta nel mese di gennaio. Uno scenario davvero a tinte fosche. Preoccupante. Anacronistico.

Un ulteriore aggravio arriva anche dai keymoney spesso molto elevati per le location ad alto potenziale, cioè zone con molto traffico di pedoni che richiedono significative capacità di investimento sia in città sia nei centri commerciali. Qualche esempio? Corso Vittorio Emanuele a Milano con 20 milioni di passaggi e una keymoney superiore a 2 milioni di euro, via del Corso a Roma con 21 milioni di passaggi e keymoney oltre 2 milioni di euro, via Mazzini a Verona con 18 milioni di passaggi e keymoney oltre 1 milione di euro, via Indipendenza a Bologna con 10,5 milioni di passaggi e keymoney superiore a 300mila euro.

Va da sé che la crisi dei consumi, l’incertezza politica a ridosso delle europee e la paventata chiusura dei negozi favoriranno la desertificazione dei centri cittadini nei giorni festivi con possibili ricadute sulla sicurezza e finirebbero con l’ostacolare il percorso di rigenerazione dell’offerta commerciale nei centri urbani.