Dopo l’arresto imposto dalla pandemia quando le operazioni di private equity nel retail sono calate del 42% nel 2020 vs 2019, nel 2021 si è registrata una ripresa con 45 deal per un ammontare investito di 557 milioni di euro. Nel primo trimestre 2022, dove su 81 nuovi investimenti, 5 sono nel retail. La digitalizzazione ha imposto un ripensamento del punto vendita, mentre la coesione tra i punti vendita fisici e l’e-commerce ha permesso una sinergia e non una cannibalizzazione tra i due canali. Per questo la capacità dei retailer di puntare sulla multicanalità, unita al rallentamento dell’e-commerce in tutta Europa e a un rinnovato interesse per il punto vendita fisico, è l’elemento fondamentale che attira l’interesse dei fondi italiani
Milano, 9 giugno 2022 – Dopo due anni di pandemia, in cui il numero di operazioni di private equity e venture capital nel retail ha subìto una battuta d’arresto, passando dai 33 deal del 2019 ai 19 del 2020 (-42%), il 2021 ha ripreso a correre e ha messo a segno 45 nuove operazioni (+36% vs 2019), pari a un ammontare investito di 557 milioni di euro. Se il 2021 è stato l’anno record anche come peso sul totale delle operazioni di private equity nel retail con il 7% di quota sul numero degli investimenti, il 2019 ha fatto segnare il 9% di quota, drasticamente calato al 4% nel 2020. Nel primo trimestre 2022 sono state annunciate 81 nuove operazioni (72 nello stesso periodo 2021), di cui 5 nel retail dove si registrano Fra Diavolo e Gruppo Landoll (Nashi Argan) associati Confimprese (dati Pem-Private equity monitor). Gli Associati Confimprese attualmente partecipati da fondi sono 13 rappresentativi di 41 marchi commerciali. La ristorazione è predominante con 8 aziende partecipate, seguono abbigliamento con 3 e cura persona/servizi con 2. In totale rappresentano un fatturato di circa 1 miliardo di euro e sono, nella ristorazione, Alice Pizza, Rossopomodoro, Cigierre, La Piadineria, Cioccolati Italiani, My Chef, Dispensa Emilia, Forno D’Asolo. Nell’abbigliamento Conbipel, Pittarosso e Velasca. Nella cura persona/servizi Gruppo Landoll e Facile.it.
Dal 2015 al 2021 sono 165 i deal realizzati nel retail con un ammontare investito di 1,668 miliardi di euro su un totale mercato di 2.829 investimenti e 56 miliardi di investimenti (dati Aifi-Pwc). Sono dati che inducono gli investitori a considerare le imprese retail come potenziali target di investimento, a cui è necessario fornire capitali e competenze utili a sostenerne lo sviluppo di multicanalità o di servizi da integrare alla proposta tradizionale, per cogliere le potenzialità che possono esprimere e sfruttare l’attuale rallentamento dei player dell’online, che deve comunque essere interpretato come una leva di business e non come una minaccia. Se ne è parlato oggi a Milano a Palazzo Mezzanotte nel corso dell’incontro Finanza &Retail. La trasformazione digitale e gli impatti sugli investimenti nel retail promosso da Confimprese.
«C’è un rapporto sinergico tra finanza e retail, con la prima che fornisce le risorse necessarie per stimolare la crescita in Italia e all’estero delle reti commerciali – spiega Mario Resca, presidente Confimprese -. L’asset vincente che può orientare il private equity verso operazioni nel retail è la capacità dei retailer di abbinare lo sviluppo della rete fisica alla proposta di e-commerce con strategie in grado di integrare servizi alla semplice rivendita di prodotti. Anche settori, in cui il punto di somministrazione fisico sembrava imprescindibile e centrale come la ristorazione, oggi propongono fruibilità dei propri prodotti /servizi sia in loco sia con formule di consegna a casa».
| Evoluzione degli investimenti di private equity e venture capital
(Dati: Aifi – Pwc)
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| Settore retail | ||
| Ammontare investito (Euro Mln) | Numero di investimenti | |
| 2015 | 228 | 17 |
| 2016 | 329 | 21 |
| 2017 | 66 | 16 |
| 2018 | 37 | 14 |
| 2019 | 356 | 33 |
| 2020 | 95 | 19 |
| 2021 | 557 | 45 |
| 1.668 | 165 | |
Alla luce di quanto sopra, si impone una riflessione sui due protagonisti, retail e finanza, della rinnovata stagione di operazioni di Pe. Da un lato, vi sono i retailer, baluardo della intera filiera che va dalla produzione di beni primari alla trasformazione dell’impresa manifatturiera che realizza prodotti, riesce a stimolare l’innovazione necessaria a fare evolvere tutti gli operatori a monte. Il retail, in tempi critici come quelli che stiamo attraversando, stimola forme di solidarietà di sistema che partono dall’attenzione per il consumatore per consentire al mercato di calmierare, almeno per periodi di assestamento, fenomeni inflattivi a tutela della collettività. E per questo è ritornato ‘appetibile’.
Dall’altro lato vi è il Pe, che guida investimenti per lo sviluppo di eccellenze italiane la cui notorietà e valore hanno contribuito a supportare sui mercati borsistici aziende come Sesa, Italian Wine Brands, Pharmanutra, Digital Value e tante altre. L’esperienza sul campo ha aiutato gli investitori a comprendere l’importanza degli elementi distintivi e della multicanalità.
Tuttavia, resta il fatto che i fondi italiani investono solo in Italia e sono ancora di piccole dimensioni rispetto a Paesi come Francia, Spagna e Germania. Nel 2021 la Francia, che guida la top dei best perfomer, ha investito 27 miliardi di euro (+53%) contro i 12,6 della Germania (-16%), i 7,5% della Spagna (+19%) e i 7 dell’Italia (+33% – dati Aifi).
I fondi domestici devono dunque cambiare marcia e ambire a operazioni di livello internazionale. Per farlo devono svincolarsi dalla durata dell’investimento e puntare non solo su un progetto a medio/lungo termine che tenga conto delle variabili economiche e finanziarie del Paese dove si investe, ma anche su team polifunzionali in grado di vestire i panni dell’investitore e del manager. «È una sfida, che potrebbe permettere il salto di qualità sia della finanza italiana per superare le ciclicità dei singoli mercati, sia del retail italiano per crescere sullo scacchiere internazionale e portare alta la bandiera del made in Italy che tutto il mondo ci invidia» conclude Resca.
ASSOCIATI CONFIMPRESE PARTECIPATI DA FONDI: 13 aziende, 41 marchi commerciali, 1 miliardo di euro di fatturato
RISTORAZIONE
- Alice Pizza
- Cigierre
- Gesa (Cioccolati Italiani – Fra Diavolo)
- La Piadineria
- My Chef
- Sebeto
- Vaimo (Dispensa Emilia)
- Forno D’Asolo
ABBIGLIAMENTO
- Conbipel
- Pittarosso
- Velasca
CURA PERSONA E SERVIZI
- Gruppo Landoll (Nashi Argan)
- Facile.it