
(Milano 10 marzo 2016) – Confimprese ribadisce il suo no all’esclusione di imprese, commercio e servizi dall’utilizzo dei voucher, per cui il governo sarebbe pronto a modificare in modo netto la normativa, limitando l’utilizzo dello strumento esclusivamente per lavori domestici.
«E’ inaccettabile – dichiara così Mario Resca, presidente di Confimprese – l’ipotesi di eliminare i voucher, che hanno permesso negli ultimi anni di crisi a molte famiglie di incrementare il proprio reddito in modo trasparente. I voucher, contrariamente a quanto erroneamente riportato, non hanno distrutto il mercato del lavoro, non sono un espediente da parte delle imprese per eludere la stipulazione di contratti stabili, ma anzi aiutano a combattere il sommerso che in Italia vale 211 miliardi di euro. Il nostro Osservatorio indica che il loro utilizzo da parte delle imprese non ha mai superato l’1% annuo in percentuale alla forza lavoro e la loro incidenza sul costo del lavoro è pari all’1,30 per cento. Le aziende si limitano a farne uso sempre in contesti particolari quali eventi stagionali e occasionali e momenti di picco di particolare intensità e, comunque, nel rispetto delle vigenti norme di legge».
È inoltre necessario distinguere il non food dalla ristorazione. «Chiediamo – incalza Resca – di ridefinire il concetto di accessorio, che per il retail non food può essere legato a saldi, vendite promozionali, periodi festivi come Pasqua e Natale, eventi speciali e aperture di nuovi punti vendita. Per la ristorazione, invece, non ha senso legare il ricorso al lavoro accessorio ai periodi di cui sopra». Anche perchè l’importo massimo netto che il prestatore d’opera può incassare dal singolo committente è attualmente pari a 2mila euro e corrisponde a circa 30 giorni di lavoro nell’anno. Per questo non esiste l’ipotesi di una cannibalizzazione di altre forme contrattuali.
«Condividiamo – conclude Resca – l’intento del legislatore di volere catalogare i voucher come necessità di lavoro aggiuntivo e non continuativo, ma non riteniamo opportuno ridurre i massimali previsti dalla normativa vigente né limitare le categorie di persone per cui è possibile utilizzarli. Bene la volontà di voler ricondurre i voucher alla loro funzione originaria di strumento atto a rispondere alla necessità di una capacità produttiva aggiuntiva non continuativa, ma è necessario tenere conto dei cambiamenti intervenuti nel Paese dal 2003 ad oggi che hanno portato nel tempo ad ampliare sia il campo di applicazione sia le tipologie di lavoratori ammessi».